4 donne, senza le quali l’astrofisica non sarebbe mai nata

4 donne, senza le quali l’astrofisica non sarebbe mai nata 937 528 Elisabetta Rossi

La storia delle donne nella cultura è caratterizzata da emancipazione, mancati diritti e difficoltà nell’avere accesso a studi di tipo scientifico. Malgrado ciò, alcune figure femminili hanno guadagnato un posto d’onore nella storia dell’astronomia: Williamina Fleming, Antonia Maury, Annie Jump Cannon e Henrietta Swan Leavitt sono i loro nomi e queste le loro storie.

 
 

Williamina Fleming, la prima “donna computer”

[ torna al menu ]

“Le donne computer”, così soprannominate perché addette ai calcoli, lavorarono all’Osservatorio di Harvard (Massachusetts, USA) a cavallo dei secoli Ottocento e Novecento. L’ambiente in cui le ragazze operarono venne soprannominato “Harem di Pickering”, dal nome del fisico e astronomo alla direzione dell’osservatorio, Edward Pickering.

In quegli anni, ad Harvard, l’attenzione era per lo più rivolta agli spettri delle stelle, quelle figure che si creano scomponendo (con un prisma) la luce nelle varie lunghezze d’onda, ovvero nei vari colori dell’arcobaleno.

Pickering era intenzionato a catalogare migliaia di lastre fotografiche contenenti gli spettri stellari e si fece aiutare, a partire dal 1881, dalla sua assistente personale Williamina Fleming.

Una ragazza dotata di grande pazienza e cura per i dettagli, che col tempo, per questo, venne incaricata di curare le fotografie degli spettri e studiarle con grande attenzione.

 

Antonia Maury, l’astronoma giovane e sveglia

[ torna al menu ]

È stata una giovane astronoma che per le sue capacità, mentre affiancava la Fleming nel lavoro di catalogazione,  fu la prima a notare un interessante fenomeno attivo nelle righe che si formano negli spettri.

Evento dovuto tanto alla composizione chimica quanto al movimento di una stella. Fu proprio Antonia a scoprire ciò, riuscendo così a individuare – tramite lo sdoppiamento di alcune righe – anche una nuova classe di oggetti celesti: le binarie spettroscopiche.

Trattasi di due sistemi di stelle che non possono essere viste separatamente, né a occhio nudo né al telescopio, ma soltanto attraverso l’osservazione delle righe degli spettri. Il metodo individuato dalla Maury, l’unico capace di mostrarci il loro movimento alternato.

 

Annie Jump Cannon, una mente brillante come le stelle del cielo cui era addetta all’osservazione

[ torna al menu ]

Era il 1895 e una ragazza, intuitiva e preparata, si presentò all’osservatorio riuscendo per prima a ricoprire il ruolo, da sempre considerato un lavoro maschile, “dell’ osservazione notturna degli astri diretta al telescopio“.

Il suo nome è Annie Jump Cannon e ideò il sistema di classificazione spettrale ancora oggi in uso. Un metodo, coerente e preciso, tramite il quale le stelle vengono distinte nella ben nota sequenza: OBAFGKM.

Una filastrocca astronomica, per impararne a memoria l’ordine, recita così: Oh Be A Fine Girl Kiss (Oh! sii un bel bacio da ragazza).

Ma nel concreto suddividono le stelle:

“le blu, di classe A e O, appaiono dello stesso colore e sono molto più calde sia delle stelle gialle, di classe G come il Sole, sia delle stelle M, a loro volta molto più rosse e più fredde.”

Soltanto nel 1931, una delle prime volte che a una donna venivano riconosciute competenza e scoperte in materia, la Cannon fu insignita della medaglia di onorificenza dall’Accademia Nazionale delle Scienze.

 

Henrietta Leavitt e i frutti della sua immensa dedizione per l’astronomia

[ torna al menu ]

Ultima protagonista, ma non certo per importanza, è Henrietta Swan Leavitt, studentessa di filosofia e lingue classiche, ma grande appassionata di astronomia. La ragazza, a soli 25 anni, offrì il proprio contributo all’osservatorio come volontaria, ma entrò presto a far parte del gruppo e venne assunta per ben 30 centesimi l’ora (molto più della paga media delle altre donne!).

Pickering chiese alla Leavitt di identificare le stelle variabili nelle due Nubi di Magellano (galassie vicine alla nostra, la cui natura al tempo era ancora sconosciuta).

– Per rappresentare la variazione di luminosità di queste stelle si utilizza un grafico chiamato curva di luce, che contiene il momento di luminosità minima fino al picco di brillanza della stella. –

Mentre stava svolgendo il compito richiestole dal direttore, la Leavitt si accorse che le stelle più luminose erano quelle che avevano il periodo di variazione più lungo, finezza per la quale oggi queste stelle vengono comunemente chiamate Cefeidi e l’andamento tipico trovato viene denominato relazione Periodo-Luminosità (P-L).

La Leavitt, senza nemmeno accorgersene, aveva trovato una legge che permetteva di misurare le distanze nell’Universo. La sua grande eredità venne raccolta da, primo fra tutti, Edwin Hubble, il quale riuscì nel 1923 a studiare delle variabili cefeidi in Andromeda.

Per dimensioni e distanza, Andromeda si rivelò essere il primo oggetto celeste identificato al di fuori della Via Lattea e quindi grazie alla scoperta della Leavitt, erano state aperte le porte allo studio di oggetti extragalattici.

Più volte, in vita, Hubble espresse la sua gratitudine nei confronti di Henrietta, pensando che la donna meritasse un degno riconoscimento. Ella però morì nel 1921, e non poté mai essere nominata al Premio Nobel per la Fisica, che purtroppo non può essere assegnato postumo.

 

La nascita dell’astrofisica

[ torna al menu ]

A partire dagli anni ‘20 del secolo scorso l’uomo perde definitivamente la centralità, la stessa che aveva già iniziato a vacillare con l’introduzione delle teorie eliocentriche-copernicane nel Cinquecento.

Se per gli esseri umani era stato faticoso rendersi conto che la Terra non fosse al centro dell’Universo, venire a conoscenza che la nostra galassia non fosse l’unica, ma solo una delle tante, non fu sicuramente di facile accettazione.

Allo stesso modo il sistema di riconoscimenti e competenze del mondo accademico e scientifico, diffidente e di scarsa apertura mentale, fece fatica a riconoscere pari merito e opportunità, nel mondo della ricerca e delle scoperte astronomiche, tra uomo e donna. Se oggi lo studio astrofisico copre distanze così enormi, in gran parte lo si deve alle protagoniste di questo articolo.

Proprio alle “donne computer”  che dedicarono la loro vita interamente all’astronomia, stata, sino a quel momento, sotto il controllo esclusivo di astronomi uomini.

Il lavoro di queste figure femminili sicuramente non fu apprezzato come dovuto mentre erano in vita.

Ma il ruolo della storia è anche questo: ricordare, evidenziare, dare risalto a nomi senza i quali ad oggi, forse, non saremmo arrivati così in profondità nella conoscenza del cosmo.



Contattaci per maggiori informazioni o per ricevere assistenza:

        Orari di apertura :
        Dal lunedì al sabato
        09:00 – 13:00
        15.30 – 19.30

        Indirizzo :
        Via Emilia, 171/a, 40068
        San Lazzaro di Savena (BO)
        Vai alle indicazioni stradali

        Telefono :
        051 465006

        Email :
        [email protected]

        Questo sito utilizza cookie tecnici, analitici e di terza parte. Se vuoi saperne di più visita la nostra Privacy Policy. Cliccando su "ok" acconsenti all'uso di cookie.